Vendemmia: il cantiere divino

Tutti gli anni, a settembre, veniamo accolti dai colori caldi e variegati della stagione autunnale, una stagione ancora viva e intensa, che trova la sua espressione più significativa in un rito antico e importantissimo: la vendemmia. Il giallo dei grappoli, l’ocra delle foglie secche, l’arancione delle chiome degli alberi, il rosso rubino dell’alba e del tramonto. Sono queste le sfumature che accompagnano la raccolta del prezioso frutto della terra, da cui deriva il vino. Una delle eccellenze alimentari più amate dall’uomo attraverso i secoli.

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Le storie della vite, dell’uva e del vino si intrecciano in tutte le culture ai concetti di festa e banchetto. I primi che iniziarono ad utilizzare queste immagini, come metafora per riferirsi simbolicamente alla vita, furono i sumeri più di 6.000 anni fa. Successivamente, nel mondo greco, il vino era considerato un dono degli Dei. Tutte le attività ad esso collegate erano viste come rituali che mescolavano la dimensione profana dell’uomo con quella sacra della natura e dell’origine delle cose. Uno dei momenti chiave era appunto la vendemmia. Un atto di festa, una rottura della dimensione quotidiana che trasformava la condizione umana, mettendola in contatto con il divino.

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La raccolta dell’uva è quindi un momento di grande valenza socializzante per tutti. Passeggiando nei vigneti incontriamo numerose generazioni e storie familiari. Uomini e donne, vecchi e bambini, amici e parenti uniti da un obiettivo comune: la raccolta dell’uva. Allo stesso tempo tutti quanti sono attratti dalla voglia e dall’entusiasmo di stare insieme, condividendo emozioni. In molti paesi la vendemmia è accompagnata da una settimana di appuntamenti musicali e gastronomici. Ricchi banchetti, fatti di piatti speciali, vengono preparati per l’occasione nelle piazze e nelle vie del centro.

«Ragazzi, questo è fuori, vede cantieri dappertutto. Ok ingegnere, va bene che sei fissato, però ora dimmi dov’è che hai visto il cantiere in questa descrizione che hai appena fatto?» [Rudy]

Vendemmia – un cantiere a cielo aperto

Il processo di raccolta delle uve è un’attività davvero poco meccanizzata; il lavoro manuale che la contraddistingue porta la vendemmia a seguire molto da vicino le dinamiche di un cantiere edile. Macchine agricole, sparse nei vigneti, assistono le operazioni svolte da uno stuolo di braccianti. Miriadi di persone che, armate di forbici e cestoni, lavorano a “pancia bassa” per raccogliere ogni grappolo. Generalmente ci si organizza in squadre, che devono seguire un ferreo programma dei lavori. Prima i versanti più a sud, dove gli acini sono maturi già da un po’ e l’uva più bella viene raccolta per farne passito. Poi gli altri filari, un po’ più nascosti, ai quali un paio di giorni di sole in più non può far che bene.

È vero, qui non ci sono ne recinzioni ne cartelli di inizio lavori. Mancano anche le migliaia di documenti di coordinamento della sicurezza, il giornale dei lavori ed i registri di cantiere. Però il livello di fatica fisica è davvero paragonabile al “tirar su” muri con cemento e mattoni!

Vendemmia – tra storia e leggenda

Ci sono colline in cui la vendemmia assume una bellezza davvero speciale, un misto di storia e leggenda. C’è una particolare regione del Piemonte, il Canavese, in cui cresce un’uva magica. All’epoca dei romani sembra fosse nota come Alba Lux – Erbaluce (ossia luce dell’aurora) per la luminosità dei suoi grappoli. Vitigno molto versatile che, grazie alla spiccata acidità e alla dolcezza dei suoi acini, poteva produrre diverse tipologie di vino: dai vini secchi agli spumanti, ai vini dolci e passiti.

La leggenda narra che, un tempo, le colline lasciate dai ghiacciai erano abitate dalle Ninfe dei laghi. Alba era una di queste Dee ed un giorno, sulla riva di un ruscello, incontrò il Sole. Si innamorarono, ma il loro era un amore impossibile. Intervenne quindi la Luna che decise di aiutare il Sole in modo che questi potesse raggiungere di nascosto la Terra, per incontrare la sua amata. Da quella eclisse nacque Albaluce, con occhi color del cielo, pelle di rugiada e lunghi capelli splendenti come raggi di sole.

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La fama della sua bellezza spinse gli abitanti della zona ad offrirle omaggi nei giorni di festa, fino a quando i frutti non furono più sufficienti, nè ad offrire doni, nè al sostentamento. Occorreva nuova terra da coltivare e per questo si scavò un grande canale per far defluire le acque del lago. Ma le acque del lago tutto travolsero seminando morte. La ninfa Albaluce pianse per il dolore e dalle sue lacrime, pianto del Sole e dell’Alba, si alzarono lunghi tralci, ricchi di dolci e dorati grappoli di succosa uva bianca. L’uva Erbaluce!

Vendemmia – un’immagine per concludere

La raccolta delle uve da vino è sicuramente un’attività che accompagna l’uomo da migliaia di anni. Così come le strade creano le condizioni di evoluzione culturale, politica ed economica (vedi il post “Strada: l’acceleratore di evoluzione“), allo stesso modo il vino pone le giuste basi per la meditazione. Per un viaggio introspettivo, verso quel mondo delle idee, da cui partono tutti i nostri progetti. Diciamo che il vino può essere visto come “la corsia preferenziale” della nostra ispirazione, esplorazione da cui nascono i cantieri della nostra vita.

«Inge sei sicuro che non hai esagerato un po’ con il vino, prima di scrivere questo articolo?»[Rudy]

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Leggi anche: l’articolo che ho scritto – Strada: l’acceleratore di evoluzione.

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Testi: Gripp@ – Rudy

Immagini: Gripp@ – Cantine Crosio

Video: n.a.