Renzo Piano: i 3 ruoli dell’architettura

Renzo Piano, architetto italiano di fama internazionale, vince nel 1998 il Premio Pritzker. Famoso riconoscimento che viene assegnato ogni anno per onorare un architetto vivente le cui opere realizzate dimostrano una combinazione di talento, visione e impegno. Spesso citato come il “Premio Nobel per l’architettura” viene assegnato a quei progettisti che si ritiene abbiano prodotto contributi consistenti e significativi all’umanità e all’ambiente costruito, attraverso opere architettoniche. Questo riconoscimento è solamente uno dei tanti ricevuti dal nostro connazionale in più di trent’anni di lavoro, esperienza che lui descrive come mestiere d’avventura.

L’architetto è un mestiere di frontiera, in bilico tra arte e scienza. Al confine tra invenzione e memoria, sospeso tra il coraggio della modernità e la prudenza della tradizione. L’architetto fa il mestiere più bello del mondo perché su un piccolo pianeta dove tutto è già stato scoperto, progettare è ancora una delle più grandi avventure possibili.

Quindi l’architettura intesa come arte dell’organizzazione dello spazio, in cui vive l’essere umano, vede nell’architetto colui che disegna e presiede la costruzione delle opere. Si pone, in questo modo, il tema sotto 3 aspetti, ovvero l’architettura intesa come: servizio, scienza o arte. Vediamoli uno alla volta.

Oggi l’ingegnere è “in buona” con gli architetti. Non ho capito se Renzo Piano è un caso sporadico di ammirazione o se sta storia della rivalità ingegneri-architetti è una balla colossale! [Rudy]

Renzo Piano – l’architettura come servizio

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L’architettura è un servizio perchè produce cose che “servono”. Ma è anche socialmente pericolosa, perché è imposta.

Un brutto libro si può non leggere; una brutta musica si può non ascoltare; ma il brutto condominio che abbiamo di fronte a casa lo vediamo per forza.

Questa è una responsabilità grave, anche nei confronti delle generazioni future. L’architettura è un mestiere antico, forse il più antico della terra: è un po’ come la caccia, la pesca, la coltivazione dei campi, l’esplorazione dei mari. Sono le attività originarie dell’uomo, da cui discendono tutte le altre. Subito dopo la ricerca del cibo, viene la ricerca di un riparo; a un certo punto, l’uomo non si accontenta più dei rifugi offerti dalla natura e diventa architetto.

L’architettura, infine, mescola le cose: la storia e la geografia, l’antropologia e l’ambiente, la scienza e la società. L’architettura è società, perché non esiste senza la gente, senza le sue speranze, le sue aspettative, le sue passioni. È importante ascoltare la gente. Ed è difficile, soprattutto per un architetto. Perché c’è sempre la tentazione di imporre il proprio progetto, il proprio modo di pensare, o peggio, il proprio stile.

Vivere l’architettura come servizio è certamente un condizionamento, un vincolo alla libertà creativa: ma interpretare la società e i suoi bisogni è la ricchezza dell’architettura. Firenze è bella perché è l’immagine dell’Italia del Rinascimento, dei suoi artigiani, dei suoi commercianti, dei suoi mecenati. Nelle sue vie, nelle sue piazze e nei suoi palazzi si riflette la visione della società di Lorenzo de’ Medici.

Renzo Piano – l’architettura come scienza

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L’architettura è scienza. Per essere scienziato, l’architetto deve essere un esploratore, e deve avere il gusto per l’avventura. Deve affrontare la realtà, con curiosità e coraggio, per conoscerla e per cambiarla. Deve essere “homo faber“, nel senso rinascimentale del termine. Pensiamo a Galileo: il cannocchiale era stato inventato per avvistare le navi, non certo per studiare il moto delle stelle. Alle stelle si dedicavano i teologi. Lui invece voleva indagare gli astri, e per farlo si mise contro la lobby più potente del suo tempo.

Fantastico: curiosità, autonomia di pensiero e coraggio di esplorare l’ignoto. Sei sicuro che questo Galileo non era un gatto? [Rudy]

Gli architetti vivono sulla frontiera, e ogni tanto devono attraversarla per vedere che cosa c’è dall’altra parte; usando il cannocchiale per cercare ciò che non è scritto sui sacri testi. Tutti coloro a cui oggi guardiamo con “reverenza” come classici, ai loro tempi sono stati grandi innovatori, sono stati “moderni”. Hanno trovato la loro strada provando e rischiando.

Renzo Piano – l’architettura come un’arte

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L’architettura è un’arte. Usa una tecnica per generare un’emozione, e lo fa con un linguaggio suo specifico, fatto di spazio, di proporzioni, di luce, di materia (la materia per un architetto è come il suono per un musicista, o le parole per un poeta). Creare significa scrutare nel buio, rinunciare ai punti di riferimento, sfidare l’ignoto con tenacia. Senza questa ostinazione si resta alla periferia delle cose, dove finisce l’avventura del pensiero e comincia l’accademia. Per creare veramente l’architetto deve accettare tutte le contraddizioni del suo mestiere: tra disciplina e libertà, tra memoria e invenzione, tra natura e tecnologia. Non si può sfuggire, se la vita è complicata l’arte lo è ancora di più.

Renzo Piano – l’architettura in conclusione

Raccogliendo le parole di Renzo Piano in una sintesi, l’architettura può davvero essere vista come un principio alchemico di trasformazione della materia. Un servizio, una scienza, un’arte in cui (a volte) si arriva alla soluzione di un problema per tentativi ed esperimenti successivi. Guidato da accadimenti, a volte casuali e inconsapevoli, l’architetto può essere visto come una sorta di piccolo “Eta Beta” – un uomo proveniente dal futuro!

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Link e informazioni utili: il sito ufficiale dello studio RPBW [Renzo Piano Building Workgroup].

Vedi anche: i principali progetti in Italia e nel mondo.

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Testi: Gripp@ – Rudy – Renzo Piano

Immagini: RPBW – Da Google Immagini

Video: n.a.