Oscar Niemeyer, da Brasilia alla sede Mondadori di Segrate

Oscar Niemeyer, nato a Rio de Janeiro nel 1907, è stato uno dei progettisti più prolifici del XX secolo. Sperimentatore delle ampie potenzialità del cemento ha lasciato più di seicento opere realizzate in tutto il mondo, in oltre 70 anni di carriera. Le sue architetture sono diventate simbolo di una maniera visionaria e provocatoria di applicare lo stile del movimento moderno. Molto spesso sovvertendolo. Le curve della sua architettura sembrano offrire un’alternativa poetica alle linee dritte e agli angoli retti dello stile razionalista europeo. Movimento di cui furono protagonisti anche Walter Gropius, Mies Van der Rohe e Le Corbusier.

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“Non è l’angolo retto ciò che mi affascina. Non la linea retta. Dura, inflessibile, creata dall’uomo. Ciò che mi affascina è la curva libera e sensuale. La curva che trovo nelle montagne del mio Paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna. Di curva è fatto tutto l’Universo.”

Le sue opere sono di una plasticità unica, con forme sinuose e fluide, in perfetta integrazione e sintonia con il contesto circostante. Seguendo lealmente i suoi precetti, secondo cui “l’architettura deve adattarsi alla natura senza modificarla“, vede le sue costruzioni come una macchina solida per proteggere l’uomo. Ovvero invenzioni che devono donare giustizia, bellezza e stimolo. Andiamo insieme ad approfondire alcuni momenti della sua storia.

Oscar Niemeyer – la costruzione di Brasilia

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Il periodo più importante nella vita di Oscar Niemeyer arrivò nel 1956, quando il presidente J. Kubitschek ordinò la costruzione di Brasilia. Il suo principale pianificatore urbano fu Lúcio Costa (vecchio maestro di Niemeyer) che disegnò la pianta della città, lasciando al suo ex-allievo la progettazione di edifici fondamentali come: la residenza del Presidente (Palácio da Alvorada), la casa dei deputati, il Congresso Nazionale, la Cattedrale di Brasilia, diversi ministeri e diversi edifici residenziali. La nuova capitale fu pensata, costruita e inaugurata in quattro anni (1956-1960), diventando la città pianificata più famosa dell’epoca contemporanea.

Con l’espressione di città pianificata vengono identificati i nuclei urbani e abitativi nati non spontaneamente. Bensì sulla base di un precisa volontà politica e di un progetto urbanistico. Vengono costruiti nella parte fondamentale, detta “nucleo di fondazione“, tramite un intervento unitario solitamente realizzato in tempi brevi. Tutto questo è accompagnato da una precisa conformazione geometrica, spesso caricata di significati simbolici e di modelli ideali.

Esilio a Parigi e progetto della sede Mondadori

Nel 1961 il generale Castelo Branco assunse il comando del paese, con un colpo di stato, trasformandolo in una dittatura fino al 1985. Durante il regime militare lo studio del progettista brasiliano fu oggetto di pesanti vandalismi. I suoi progetti cominciarono misteriosamente a essere rifiutati ed i clienti iniziarono a scomparire. Niemeyer, viste le numerose ostilità, si spostò a Parigi dove cominciò una nuova fase della sua vita e della sua carriera, aprendo uno studio sugli Champs-Élysées.

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Nello stesso periodo Arnoldo e Giorgio Mondadori affrontarono la necessità di trasferire, in un edificio più ampio, la sede della loro casa editrice. Maturarono così la decisione di affidare a Niemeyer la progettazione della nuova struttura. Fu nel corso di un viaggio in Sudamerica, condotto alcuni anni prima, che Giorgio Mondadori rimase letteralmente folgorato dal palazzo Itamaraty. Il palazzo degli archi di Brasilia. Questa è l’emozione che lo spinge verso il 1968 ad acquistare un’area di oltre 166 000 metri quadrati, nel comune di Segrate alle porte di Milano, investendo l’architetto carioca dell’incarico di redigere il progetto. Con la preghiera di ripercorrere i tratti originari della struttura vista in Brasile.

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Link e informazioni utili: il sito ufficiale della fondazione Oscar Niemeyer con sede a Rio de Janeiro.

Vedi anche: l’architetto Lucio Costa, maestro di Oscar Niemeyer.

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Testi: Gripp@

Immagini: Dalla rete

Video: n.a.

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